Santo del giorno 9 giugno: sant'Efrem

News del 09/06/2024 Torna all'elenco delle news

Sant'Efrem il Siro, diacono e dottore della Chiesa, onorato dalla tradizione cristiana con il titolo di «cetra dello Spirito Santo» perchè nel suo immenso lavoro si incontrano teologia e poesia. Disse di lui papa Benedetto XVI: «ci ha lasciato una grande eredità teologica...egli fa teologia in forma poetica. La poesia gli permette di approfondire la riflessione teologica attraverso paradossi e immagini. Nello stesso tempo la sua teologia diventa liturgia, diventa musica: egli era infatti un grande compositore, un musicista. Teologia, riflessione sulla fede, poesia, canto, lode di Dio vanno insieme; ed è proprio in questo carattere liturgico che nella teologia di Efrem appare con limpidezza la verità divina...Ecco un inno di sant’Efrem dove egli parla della perla quale simbolo della ricchezza e della bellezza della fede:

(Inno sulla perla 1,2-3)

«Posi (la perla), fratelli miei, sul palmo della mia mano,

 per poterla esaminare.

 Mi misi ad osservarla dall’uno e dall’altro lato:

 aveva un solo aspetto da tutti i lati.

 (Così) è la ricerca del Figlio, imperscrutabile,

 perché essa è tutta luce.

 Nella sua limpidezza, io vidi il Limpido,

 che non diventa opaco;

 e nella sua purezza,

 il simbolo grande del corpo di nostro Signore,

 che è puro.

 Nella sua indivisibilità, io vidi la verità,

 che è indivisibile».

Egli fu diacono, cioè servitore, sia nel ministero liturgico, sia, più radicalmente, nell’amore a Cristo, da lui cantato in modo ineguagliabile, sia infine nella carità verso i fratelli. La cura agli ammalati di peste è l’ultimo capolavoro, scritto con l’inchiostro della carità.

 

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Martirologio romano: Sant'Efrem diacono e dottore della Chiesa, che dapprima in patria a Nisibi, esercitò il ministero della predicazione e dell’insegnamento della sacra dottrina, poi, rifugiatosi a Edessa nell’Osroene con i suoi discepoli dopo l’invasione di Nisibi da parte dei Persiani, pose le fondamenta di una scuola teologica. Esercitò il suo ministero con la parola e con gli scritti e rifulse a tal punto per austerità di vita e dottrina da meritare per l’eleganza degli inni da lui composti l’appellativo di "cetra dello Spirito Santo".

 

Efrem nacque nel 306 a Nisibi, città della Mesopotamia governata con la forza della armi da Roma, attuale Nusaybin, nella Turchia sud orientale. A 15 anni Efrem conosce il Vangelo, lo studia con passione, ma questo gli costa la persecuzione del padre, che è un sacerdote pagano. A 18, ricevuto il Battesimo, strinse una profonda e spirituale amicizia con il vescovo della città, Giacomo (santo, 15 luglio), lo segue al Concilio di Nicea (325) e con lui, ritornato  a Nisibi, contribuì a costruire e a guidare una scuola di teologia. Quando la città viene cinta d’assedio più volte dai persiani, Efrem lascia la cattedra e diventa l’eroe della resistenza. 

Ordinato diacono prima del 338 dal vescovo Giacomo (303-338), visse e operò a Nisibi fino alla conquista persiana: Efrem, alternando la vita ascetica all’insegnamento, si ritirò gli ultimi anni presso Edessa, attuale Sanliurfa, dopo un pellegrinaggio nel 362. Lì prosegue nel suo lavoro di teologo e di predicatore e continua anche ad aiutare la gente in prima linea quando, più che della penna, c’è urgenza di curvare la schiena su chi soffre. La cura agli ammalati di peste è l’ultimo capolavoro, scritto con l’inchiostro della carità, partorito da Efrem il siro. Che a Edessa si spegne, vittima del morbo, il 9 giugno dell’anno 373.

 

 

DALLA CATECHESI DI PAPA BENEDETTO XVI

«ci ha lasciato una grande eredità teologica. La sua considerevole produzione si può raggruppare in quattro categorie: opere scritte in prosa ordinaria (le sue opere polemiche, oppure i commenti biblici); opere in prosa poetica; omelie in versi; infine gli inni, sicuramente l’opera più ampia di Efrem. Egli è un autore ricco e interessante per molti aspetti, ma specialmente sotto il profilo teologico. La specificità del suo lavoro è che in esso si incontrano teologia e poesia. Volendoci accostare alla sua dottrina, dobbiamo insistere fin dall’inizio su questo: sul fatto cioè che egli fa teologia in forma poetica. La poesia gli permette di approfondire la riflessione teologica attraverso paradossi e immagini. Nello stesso tempo la sua teologia diventa liturgia, diventa musica: egli era infatti un grande compositore, un musicista. Teologia, riflessione sulla fede, poesia, canto, lode di Dio vanno insieme; ed è proprio in questo carattere liturgico che nella teologia di Efrem appare con limpidezza la verità divina. Nella sua ricerca di Dio, nel suo fare teologia, egli segue il cammino del paradosso e del simbolo. Le immagini contrapposte sono da lui largamente privilegiate, perché gli servono per sottolineare il mistero di Dio.

La figura di Efrem è ancora pienamente attuale per la vita delle varie Chiese cristiane.

Efrem, onorato dalla tradizione cristiana con il titolo di «cetra dello Spirito Santo», restò diacono della sua Chiesa per tutta la vita. Fu una scelta decisiva ed emblematica: egli fu diacono, cioè servitore, sia nel ministero liturgico, sia, più radicalmente, nell’amore a Cristo, da lui cantato in modo ineguagliabile, sia infine nella carità verso i fratelli, che introdusse con rara maestria nella conoscenza della divina Rivelazione».

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