23 marzo 2014 - Terza Domenica di Quaresima: Diventare sorgente, bellissimo pro­getto di vita per ciascuno

News del 21/03/2014 Torna all'elenco delle news

Nel tempo della quaresima e nel tempo pasquale la Liturgia ci fa leggere il Vangelo di Giovanni come guida per un incontro vivo con il Signore e un'esperienza nuova della vita che egli dona.

L'incontro di Gesù con una donna di Samaria (Giov.4) è uno dei capitoli più belli del Vangelo. Solo Giovanni riporta questo incontro accanto ad un pozzo, con l'intento di rivolgersi ad un' importante comunità di lettori samaritani: ai primi capitoli nei quali l'evangelista presenta un quadro di evidenti fallimenti di Gesù nelle sue relazioni con i Giudei, fa seguito questo lungo racconto di un incontro che mostra il successo pieno del suo rivelarsi ad una sconosciuta donna di Samaria. Al di là del suo intento ecclesiale (la comunità giovannea), la dimensione poetica e profondamente umana di questo testo, fa di esso un grande momento della storia di Gesù e di questa donna. Sono presenti tutti i caratteri della letteratura giovannea, narrazione e simbolo, malinteso e ironia, riferimento ai personaggi e agli eventi biblici e agli archetipi antropologici, tutto finalizzato all'annuncio essenziale della "fede" secondo Giovanni che è: "Il Verbo si è fatto carne" in Gesù di Nazareth e quindi: "noi abbiamo visto la sua gloria". Vedere Dio nella carne di Gesù è la "fede" che illumina e dà senso alla vita di ogni uomo che viene in questo mondo, ed è il motivo per il quale la Liturgia quaresimale ci fa leggere queste pagine: incontrare Gesù come persona viva che ci apre gli occhi per vedere Dio nella quotidianità più normale della vita.

Il racconto di Giovanni comincia con una nota singolare: "Bisognava che Gesù passasse per la Samaria" (4,4). "Bisognava": sottolinea una necessità misteriosa, che solo in apparenza coincide con la geografia (è possibile arrivare dalla Giudea in Galilea attraverso la valle del Giordano) ma che, in realtà, dispone ad accogliere l'imprevedibilità di un incontro densissimo, che fa nuove le persone chiamate a viverlo, apparentemente avvenuto per caso, ma in realtà preparato dal Padre che ha mandato il figlio per fare la sua volontà.

"Gesù giunse a una città della Samaria, Sicar, vicina ad un terreno che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe: qui c'era un pozzo di Giacobbe". "Il pozzo"è uno spazio profondamente simbolico: nel quadro ostile del deserto è il luogo verdeggiante che simbolizza la vita. È lo spazio privilegiato degli incontri amorosi: lì Isacco, Giacobbe, Mosè hanno incontrato la donna amata. Nel Cantico dei Cantici 4,15, come nel libro dei Proverbi (5,15), la donna è paragonata ad un pozzo di acqua viva.

Accanto al pozzo di Giacobbe avviene l'incontro: tutto ci prepara ad un'esperienza di freschezza, di gioia, di vita, di Amore gustato perché sperimentato nell'intimo del cuore dove soltanto Dio abita.

L'incontro è tra due personaggi che tutto separa, la provenienza, il sesso, la religione, che stanno per fare un incontro determinante per la trasformazione della donna e per la rivelazione piena di chi è quest'uomo.

Gesù affaticato per il viaggio sedeva al pozzo, nell'ora più calda del giorno. Alla donna che viene ad attingere acqua, Gesù chiede: "Dammi da bere". Giovanni descrive Gesù nella sua umanità fragile: affaticato, assetato, implorante. È una bellissima descrizione narrativa e una icona teologica: "Il Verbo si è fatto carne".

La donna è nel suo ambiente naturale, nella sua terra santa, sicura di sé, ostile al viaggiatore che implora: in questo luogo simbolico, una donna e un uomo si trovano faccia a faccia, ed è colui che chiede che inizia il dialogo. La reazione della donna può avere tanti significati: distanza, rispetto, reazione femminile di fronte ad uno straniero...

La risposta di Gesù apre alla donna orizzonti imprevisti: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: donami da bere, sei tu che avresti detto: donami acqua viva". Gesù entra direttamente in relazione con lei ("tu") e risveglia l'intimità più profonda della sua persona, delle sue attese di donna di Samaria, del mondo: "se tu conoscessi il dono di Dio". È andata nell'ora più calda ad attingere acqua al pozzo: ma che acqua cerca? Qual è la sua sete? Se "conoscesse il dono di Dio"...se avesse l'esperienza di Dio, di quello che Dio dona...E Gesù comincia a presentare se stesso come dono di Dio, di un Dio che non si accontenta di donare a chi lo cerca la Legge ma dona il proprio figlio, la propria vita, se stesso: il giudeo affamato, assetato, nella sua povertà bisognosa, è il dono di Dio che chiede di essere accolto per poter donare acqua viva, per poter diventare pozzo zampillante in chi lo accoglie.

Ormai il dialogo è aperto ad una dimensione misteriosa: tutto è dono, tutto è Dio-Amore cercato, donato, accolto. Adesso ormai il cammino è iniziato, è il cammino di due persone lontane che si incontrano nel dono profondo di sè: la donna che cerca, e trova il senso della sua vita nell'incontro con Colui che rivela la propria identità solo quando ha suscitato un desiderio di sé incontenibile. È l'incontro di una donna e di un uomo accanto ad un pozzo: è la sintesi di tutta l'esperienza umana che comincia dal giardino dell'Eden, e della storia del popolo guidato dal suo Dio. È l'incontro di una donna e di un uomo: c'è tutto il cammino che attraverso l'aprirsi progressivo di una persona all'altra, diventa sempre più interiore, ricerca di un Amore, mai sazio, che non si conclude come quello degli antichi patriarchi con un fidanzamento, ma si apre nell'ora di un incontro con Colui che è il dono pieno che sazia la sete incontenibile d'Amore.

Sete di acqua, sete di amori, sete di religione: attraverso lo strumento letterario di Giovanni, il malinteso, l'ironia, il simbolo, gli orizzonti si aprono e tutto diventa desiderio interiore, sete d'Amore, sete di Dio, e la meraviglia è che a questa profonda sete della donna dall'uomo prima implorante viene data la risposta. Gesù alla donna di Samaria si rivela in modo diretto, come in nessun altro passo nel Vangelo di Giovanni: "Io sono, che parlo con te". L' "Io sono" dei patriarchi, di Mosè, adesso è qui, con questa donna e le parla. Adesso lei può partire, abbandonando la sua brocca: ha gustato l'Amore, lei stessa è una fonte di acqua viva. Lei che non riusciva a soddisfare la sua sete di vivere e di esistere, ha incontrato Uno che ha fatto sgorgare dentro di lei una sorgente di vita che dà senso e sapore alla sua vita e mette fine all'insoddisfazione che per lungo tempo ha vissuto.

Adesso tornano i discepoli che all'arrivo della donna si erano allontanati da Gesù per andare in città a far provvista di cibo. E torna l'ironia dell'evangelista: i discepoli parlano tra di loro e non a Gesù. Essi si chiudono nella loro autoreferenzialità evitando che sia Lui a parlare con loro, a rivelare a loro il senso nuovo di un'esistenza nutrita da un pane che egli attinge dal Padre.

La donna di Samaria (e attraverso lei una comunità) ha percorso un cammino di adesione progressiva al mistero di Gesù: Giudeo (v.9), Signore (v.11), più grande del nostro padre Giacobbe (v.12), Profeta (v.19), Cristo v.26-29), salvatore del mondo (v.42). Lei è diventata intermediaria tra i Samaritani e Gesù: mediazione necessaria anche se essi affermano la loro fede personale. Trasformata, ella si allontana, esce: ha accolto dentro di sé la fonte viva, ormai si tratta di lasciarla sgorgare per dissetare il mondo!

Ella scompare, silenziosamente, come è comparsa sulla strada di Gesù: rimane, nella pagina che il Vangelo le ha riservato, la sua figura indimenticabile di donna, trasformata nello spazio di un solo incontro con il Maestro che, parlandole, le ha dato un incontenibile gusto della vita.

Omelia di mons. Gianfranco Poma (Sono io, che parlo con te)

 

Impariamo a donare come Gesù

 

Gesù attraversa il pae­se dei samaritani, forestiero in mezzo a gente d'altra tradizione e religione, e il suo agire è già messaggio: incontra, parla e ascolta, chiede e offre, in­staura un dialogo vero, quello che è «reciproca fe­condazione» (R. Panikkar). In questo suo andare libero e fecondo fra gli stra­nieri, Gesù è maestro di u­manità. Lo è con il suo ab­battere barriere: la barrie­ra tra uomo e donna, tra la gente del luogo e i fore­stieri, tra religione e religione.

 

È maestro perché fonte di nascite: - fa nascere un in­contro e un dialogo là do­ve sembrava impossibile, e questo a partire dalla sua povertà: «Ho sete!». Ha se­te della nostra sete, desiderio del nostro desiderio. Dobbiamo imparare a da­re come dà Gesù: non con la superiorità di chi ha tut­to, ma con l'umiltà di chi sa che può molto ricevere da ogni persona; - fa nascere una donna nuova. Quando parla con le donne Gesù va diritto al cuore, conosce il loro lin­guaggio, quello del senti­mento, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere: «Vai a chiamare co­lui che ami». Perché l'a­more è la porta di Dio, ed è Dio in ciascuno.

 

Hai avuto cinque mariti. E quello di ora... Gesù non giudica la samaritana, non la umilia, anzi: hai detto bene! Non esige che si met­ta in regola prima di affi­darle l'acqua viva, non pre­tende di decidere il suo fu­turo. È il Messia di supre­ma delicatezza, di supre­ma umanità, che incarna il volto bellissimo di Dio.

 

Gesù raggiunge la sete profonda di quella donna offrendo un «di più» di bel­lezza, di bontà, di vita, di primavera: «Ti darò un'ac­qua che diventa sorgente che zampilla» .

 

L'acqua è vita, energia di vita, grazia che io ricevo quando mi metto in con­nessione con la Fonte ine­sauribile della vita. Gesù dona alla samaritana di ri­congiungersi alla sua sor­gente e di diventare lei stessa sorgente. Un'imma­gine bellissima: un'acqua che tracima, dilaga, che va, un torrente che è ben più di ciò che serve alla sete. La sorgente non è possesso, è fecondità. «A partire da me ma non per me» (M. Bu­ber). La samaritana ab­bandona la brocca, corre in città, ferma tutti per strada, testimonia, profe­tizza, contagia d'azzurro e intorno a lei nasce la pri­ma comunità di discepoli stranieri.

 

La donna di Samaria capi­sce che non placherà la sua sete bevendo a sazietà, ma placando la sete d'altri; che si illuminerà illuminando altri, che riceverà gioia do­nando gioia. Diventare sorgente, bellissimo pro­getto di vita per ciascuno: far sgorgare e diffondere speranza, accoglienza, a­more. A partire da me, ma non per me.

Omelia di padre Ermes Ronchi

 

Liturgia e Liturgia della Parola della III Domenica di Quaresima (Anno A) 23 marzo 2014