29 giugno: Solennità  dei Santi Pietro e Paolo apostoli

News del 29/06/2024 Torna all'elenco delle news

Fin dall’inizio la tradizione cristiana ha considerato Pietro e Paolo inseparabili l’uno dall’altro, anche se ebbero ciascuno una missione diversa da compiere: Pietro per primo confessò la fede in Cristo, Paolo ottenne in dono di poterne approfondire la ricchezza. Pietro apostolo dei giudei fondò la prima comunità dei cristiani provenienti dal popolo eletto, Paolo divenne l’apostolo dei pagani. Con carismi diversi operarono per un'unica causa: la costruzione della Chiesa di Cristo.

Nell’Ufficio delle Letture, la liturgia offre alla nostra meditazione questo noto testo di sant’Agostino: "Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì... Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato per noi dal sangue degli apostoli" (Disc. 295, 7.8). E san Leone Magno commenta: "Dei loro meriti e delle loro virtù, superiori a quanto si possa dire, nulla dobbiamo pensare che li opponga, nulla che li divida, perché l’elezione li ha resi pari, la fatica simili e la fine uguali" (In natali apostol., 69, 6-7).

Per quanto umanamente diversi l’uno dall’altro, e benché il rapporto tra di loro non fosse esente da tensioni, Pietro e Paolo appaiono dunque come concretizzazione di un modo nuovo e autentico di essere fratelli, reso possibile dal Vangelo di Gesù Cristo.  

Pietro, scelto da Cristo a fondamento dell'edificio ecclesiale, clavigero del Regno dei cieli (Mt 16, 13-19), pastore del gregge santo (Gv 21, 15-17), confermatore dei fratelli (Lc 22, 32), è nella sua persona e nei suoi successori il segno visibile dell'unità e della comunione nella fede e nella carità.

Paolo, cooptato nel collegio apostolico dal Cristo stesso sulla via di Damasco (At 9, 1-16), strumento eletto per portare il suo nome davanti ai popoli (At 9,15), è il più grande missionario di tutti i tempi, l'avvocato dei pagani, l'apostolo delle genti, colui che insieme a Pietro fa risuonare il messaggio evangelico nel mondo mediterraneo.

Entrambi gli apostoli "sigillarono con il loro martirio a Roma, verso l'anno 67, la loro testimonianza al Maestro.

 

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Martirologio Romano: Solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli. Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli professò che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente, dal quale fu chiamato Pietro. Paolo, Apostolo delle genti, predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. Entrambi nella fede e nell’amore di Gesù Cristo annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno tutto il mondo con uguale onore e venerazione celebra il loro trionfo.

 

 

 

Quelle chiavi che aprono le porte belle di Dio

 

Gesù interroga i suoi, quasi per un sondaggio d'opinione: La gente, chi dice che io sia? L'opinione del­la gente è bella e incompleta: Dicono che sei un profeta! Una creatura di fuoco e di lu­ce, come Elia o il Battista; che sei bocca di Dio e bocca dei poveri.

Ma Gesù non è semplicemente un profe­ta di ieri che ritorna, fosse pure il più gran­de. Bisogna cercare ancora: Ma voi, chi di­te che io sia? Prima di tutto c'è un «ma voi», in opposizione a ciò che dice la gente. Voi non accontentatevi di ciò che sentite dire. Più che offrire risposte, Gesù fornisce do­mande; non dà lezioni, conduce con deli­catezza a cercare dentro. E in questo ap­pare come un maestro dell'esistenza, ci vuole tutti pensatori e poeti della vita; non indottrina nessuno, stimola risposte. E co­sì, feconda nascite.

Pietro risponde: Tu sei il Figlio del Dio vi­vente. Sei il figlio, vuol dire «tu porti Dio qui, fra noi. Tu fai vedere e toccare Dio, il Vivente che fa vivere. Sei il suo volto, il suo braccio, il suo progetto, la sua bocca, il suo cuore».

Provo anch'io a rispondere: Tu sei per me crocifisso amore, l'unico che non inganna. Tu sei disarmato amore, che non si impo­ne, che mai è entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero. Tu sei vincente a­more.

Pasqua è la prova che la violenza non è padrona della storia e del cuore, che l'a­more è più forte. Oggi o in un terzo gior­no, che forse non è per domani ma che certamente verrà, perché «la luce è sempre più forte del buio» (papa Francesco). Tu sei indissolubile amore. «Nulla mai, né vita né morte, né angeli né demoni, nulla mai né tempo né eternità, nulla mai ci separerà dall'amore» (Rom 8,38). Nulla, mai: due parole totali, assolute, perfette: mai sepa­rati. Poi i due simboli: a te darò le chiavi; tu sei roccia. Pietro, e secondo la tradizio­ne i suoi successori, sono roccia per la Chiesa nella misura in cui continuano ad annunciare: Cristo è il Figlio del Dio vi­vente. Sono roccia per l'intera umanità se ripetono senza stancarsi che Dio è amore; che Cristo è vivo, vivo tesoro per l'intera u­manità.

Essere roccia, parola di Gesù che si esten­de a ogni discepolo: sulla tua pietra viva edificherò la mia casa. A tutti è detto: ciò che legherai sulla terra... i legami che in­treccerai, le persone che unirai alla tua vi­ta, le ritroverai per sempre. Ciò che scio­glierai sulla terra: tutti i nodi, i grovigli, i blocchi che scioglierai, coloro ai quali tu darai libertà e respiro, avranno da Dio li­bertà per sempre e respiro nei cieli. Tutti i credenti possono e devono essere roccia e chiave: roccia che dà appoggio e sicurez­za alla vita d'altri; chiave che apre le porte belle di Dio, le porte della vita intensa e ge­nerosa (padre Ermes Ronchi)

 

 

'Pregate per me' ha chiesto il papa

 

Solennità dei santi Pietro e Paolo. Ovviamente i due santi, in quanto apostoli, sono importanti per tutta la Chiesa, la quale proclama sé stessa "una, santa, cattolica e apostolica"; lo sono poi a maggior ragione per quei cristiani che seguono il rito romano, vale a dire quello adottato a Roma, la città dove i due apostoli hanno coronato col martirio la loro vita terrena e hanno tuttora il loro venerato sepolcro.

Le letture presentano, di Paolo, il bilancio della vita come egli stesso l'ha scritto nella seconda lettera al suo discepolo Timoteo (4,6-8): "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione". Belle parole, che c'è solo da sperare ogni cristiano possa ripetere, quando verrà il suo momento.

Pietro è ricordato per due episodi. In quello riferito dal vangelo (Matteo 16,13-19) egli ha riconosciuto in Gesù "il Cristo, il Figlio del Dio vivente" e in risposta si è sentito costituire fondamento e suprema autorità della Chiesa: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

La prima lettura (Atti degli apostoli 12,1-11) parla di Pietro alcuni anni dopo, quando ormai a Gerusalemme erano cominciate le persecuzioni contro i cristiani (cui partecipò attivamente anche Paolo, prima di convertirsi). Il re Erode Agrippa fece uccidere l'apostolo Giacomo (dei due di questo nome, quello i cui resti si venerano a Santiago di Compostela) e fece imprigionare Pietro, "consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo" (cioè processarlo) dopo la Pasqua. Ma non gli riuscì, perché una notte il prigioniero fu prodigiosamente liberato da un angelo: per lui non era ancora giunto il momento di dare la suprema testimonianza di fedeltà al suo Signore. L'episodio offre poi un particolare all'apparenza marginale, e invece, nell'ottica della fede, di grande importanza. "Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui", riferisce la Scrittura: una preghiera efficace, se poi fu seguita dalla liberazione che consentì all'apostolo di continuare con rinnovato spirito la sua missione.

All'Angelus nella piazza romana che porta il nome di Pietro, il suo attuale successore papa Francesco ripetutamente chiede ai fedeli presenti (e a quanti raggiunge tramite radio e televisione) di pregare per lui. Perché chiede di pregare per lui? A me pare che sia da parte sua un bel segno di umiltà: il successo può dare alla testa, può illudere di saper fare bene con le sole proprie forze; chiedendo preghiere, egli riconosce di essere pur sempre un uomo, fragile (e non solo per l'età) e incapace di adempiere da solo al compito immane cadutogli sulle spalle. Invoca per questo l'aiuto di Chi quel compito gli ha affidato, e coinvolge nella richiesta il popolo di Dio, anche per ricordare a tutti quanti ne fanno parte che devono sentirsi cointeressati al bene comune. E' interesse di tutti i cristiani che nella Chiesa ciascuno faccia bene la propria parte (mons. Roberto Brunelli).

 

 

Liturgia della Parola della Messa Vespertina nella Vigilia 28 giugno

 

Liturgia e Liturgia della Parola della Solennità dei Santi Pietro e Paolo 29 giugno

 

Liturgia e commento di Enzo Petrolino, diacono (29 giugno 2009 Anno Paolino)

 

Cosa sta dicendo Paolo a Pietro in questo dipinto di Guido Reni? E cosa dicono a noi?

 

Non sono molti i dipinti che raffigurano insieme i santi Pietro e Paolo. Quasi per caso ne abbiamo trovato uno di questi alla Pinacoteca di Brera di Milano, che tra l’altro è visitabile gratuitamente ogni prima domenica del mese.

 

“Paolo rimprovera Pietro penitente” è il titolo dell’opera datata 1609 e attribuita a Guido Reni, bolognese, uno dei maestri del barocco italiano, il “divino Reni” così apostrofato dai suoi contemporanei per la sua capacità di rendere sulla tela il senso del soprannaturale in molti dei suoi capolavori presenti in tantissimi musei in tutto il mondo: un vero peccato che il nome di Reni non attiri l’attenzione delle masse…

 

Il titolo dell’opera fa riferimento a un episodio ricordato nella lettera ai Galati, dove Paolo rimprovera Pietro per la sua ipocrisia verso la legge ebraica e per il tradimento di Cristo. Nell’incrocio degli sguardi dei due apostoli è ben visibile l’intensità emotiva, quasi a farci partecipi di un momento di un confronto serrato ma sincero fra i due. Paolo in piedi sembra esprimere pacatezza dal gesto della sua mano, mentre Pietro ha una posizione seduta e contrita, con il braccio che sostiene la testa, e se ne percepisce il suo pentimento. Meritano attenzione anche il piede che tocca la dura roccia e la fronte corrugata del primo apostolo, quasi a ricordare il naturalismo del suo più famoso contemporaneo, Caravaggio.

 

Un ultimo dettaglio lo si puo’ cogliere ammirando il paesaggio sullo sfondo, con un castello circondato da alberi e un cielo che passa dai toni plumbei sopra la testa di Paolo a un panorama più chiaro e rasserenante.

 

Sono solo alcuni degli elementi che ho colto nell’arte senza tempo di Guido Reni, capace di affascinare e incuriosire chiunque si metta in ricerca della bellezza che ci circonda (LEGGI SU pastoraledesio.it)