Santo del giorno 24 luglio: san Charbel

News del 24/07/2024 Torna all'elenco delle news

 

"La tua preghiera privata con il Signore
ti mette nel cuore del Signore,
la tua preghiera familiare nel seno della famiglia
ti mette nel seno della Trinità
e la tua preghiera collettiva nel cuore della Chiesa
ti conferma nel corpo di Cristo".

San Charbel

 

Youssef Antoun Makhlouf diventato padre Charbel dell’Ordine Libanese Maronita presso il monastero di san Marone ad Annaya, sulla montagna di Byblos, dove il suo corpo riposa tuttora. Visse da eremita nell’eremo dei Santi Pietro e Paolo, non lontano dal monastero per ventitré anni, digiunando, pregando e lavorando nei campi intorno all’eremo. Quel 5 dicembre che lo beatificò, alla presenza dei vescovi partecipanti al Concilio Vaticano II, Paolo VI, che lo proclamò poi santo nel 1977, disse: «Un nuovo membro di santità monastica arricchisce con il suo esempio e con la sua intercessione tutto il popolo cristiano. Egli può farci capire, in un mondo affascinato per il comfort e la ricchezza, il grande valore della povertà, della penitenza e dell’ascetismo, per liberare l’anima nella sua ascensione a Dio». 

 

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Martirologio Romano: San Charbel (Giuseppe) Makhlūf, sacerdote dell’Ordine Libanese Maronita, che, alla ricerca di una vita di austera solitudine e di una più alta perfezione, si ritirò dal cenobio di Annaya in Libano in un eremo, dove servì Dio giorno e notte in somma sobrietà di vita con digiuni e preghiere, giungendo il 24 dicembre a riposare nel Signore.

(24 dicembre: Ad Annaya in Libano, anniversario della morte di san Charbel (Giuseppe) Makhluf, la cui memoria si celebra il 24 luglio).

 

 

(...) Fino a pochi mesi fa la “Casa di San Charbel” era a pochi minuti da Roma Ostiense, una piccolissima cappella custodiva le reliquie di un santo raffigurato con lo sguardo rivolto in basso quasi ad indicare che il Santo guarda direttamente il cuore di ogni persona, ma quella cappella minuscola non conteneva più i tanti fedeli attratti dal Santo guaritore libanese e così la Procura dell’Ordine dei Maroniti presenti a Roma si è spostata nei locali adiacenti alla Chiesa dell’Immacolata (non lontana dalla Basilica di San Giovanni in Laterano – via Monza, 21) che permette la partecipazione dei sempre più fedeli italiani e di tutto il mondo alle celebrazioni secondo il rito della Chiesa Siro - Antiochena dei Maroniti.

Il monaco libanese eremita non si separava mai dalla figura della Regina del Rosario e la invocava giorno e notte. Un quadro era presente sull’altare dove celebrava la messa e un altro nella sua stanza dove la Madonna vegliava sul suo riposo. La devozione per la Madonna è una caratteristica dei cristiani d’Oriente e per tutta la vita San Charbel non smise mai di amarla con passione e di esortare tutti a votarsi a Lei. «È stato il suo maestro teologo -  riferisce padre Milad Tarabay, il padre procuratore dell’Ordine libanese maronita a Roma – a trasmettere a San Charbel l’amore per la Madonna. Si tratta di San Nimatullah, uno dei 4 santi maroniti insieme a santa Rafqa e al beato Stefano. Sono quattro santi che rappresentano diverse vie di santità, perché ciascuno di noi ha una vocazione e ci sono diverse strade per diventare santi. Forte però – continua padre Milad - era il loro legame con Maria e sia san Charbel che San Nimatullah dicevano che chi si consegna totalmente a Maria non conoscerà mai l’inferno».

Nella coroncina di San Charbel composta da cinque gruppi di grani, vi sono infatti anche dei grani azzurri simbolo della venerazione del santo verso la Madonna e non c’è Uffizio maronita che non contenga inni dedicati alla Vergine Maria.   

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La sua biografia

Il giovane, pur sentendo di essere chiamato alla vita monastica, non poté farlo prima dei ventitré anni, a causa dell’opposizione dello zio; la madre, invece, avrebbe approvato la sua scelta. Nel 1851, alle prime luci dell’alba di un giorno non precisato, andò via di casa senza salutare nessuno.

Dopo un giorno di cammino, arrivò al monastero di Nostra Signora di Mayfouq, dove fu accolto come novizio nell’Ordine Libanese Maronita. Nel novembre 1851, una domenica, vestì l’abito religioso. Con l’occasione, cambiò il nome di Battesimo con quello di Charbel, in onore di un martire antiocheno dell’epoca di Traiano: in siriaco, significa “racconto di Dio” o “storia di Dio”.

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Le sue parole

“Ogni uomo è una fiamma, creata da nostro Signore per illuminare il mondo. Ogni uomo è una lampada, che Dio ha fatto per brillare e dare luce”.

«Non temete il fuoco, che è capace di sciogliervi per trasformarvi in acqua di vita che bagna la terra. Il vostro amore sia come l’acqua che penetra ovunque». 

L’amore deve regnare nei vostri cuori e l’umiltà nelle vostre menti, perché l’arroganza conduce al peccato e l’odio alla dannazione eterna. Pregate e pentitevi.

Pregate e Cristo vi ascolterà. Aprirà i vostri cuori, vi entrerà e vi infonderà la pace. Pregate dal profondo del cuore e non come fa la maggior parte della gente, perché il gracidare delle rane raggiunge l’orecchio di Dio molto più delle parole vuote che sgorgano solo dalle labbra, ma non dal cuore dell’uomo.

Tutti hanno orecchie per udire. Pochi ascoltano, pochi tra coloro che ascoltano capiscono, e pochi di coloro che ascoltano e capiscono mettono in pratica. Ascoltate, capite e fate la volontà di Dio. Chi prega vive il mistero dell’esistenza, ma chi non prega esiste a stento. Esamina la tua coscienza, rifletti, pentiti e cambia vita!”